Tasso nella manica

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Un mentalista, un abile ladro, un prestigiatore e una giovane Houdini. Poveri illusionisti diventano star come per magia, tutti ingaggiati da un misterioso magnate che li eleva alla guida di una mega show globale con cui strabiliare il pubblico con effetti speciali incredibili. Moderna squadra di supereroi, i quattro maghi sembrano in effetti dei “vendicatori”, uniti nella comune lotta contro lo strapotere delle banche, ora vittime preferite dei  Quattro Cavalieri. L’FBI è costretta a rincorrere i nuovi idoli della massa, capaci di rapinare una banca di Parigi pur esibendosi a Las Vegas.

Now you see me, presentato come una fusione tra Ocean’s Eleven e The Prestige, non possiede né il glamour del primo, né la profondità narrativa e il carattere del secondo. Il film di Leterrier si assesta su una via di mezzo tra la classica corsa ad oltranza tra guardia e ladri ( a tratti stucchevole) e la deriva metanarrativa, basando la sua storia sull’odierno senso della messa in scena e della spettacolarizzazione a tutto tondo.

Sfruttando la consolidata abitudine del cast corale, con l’immancabile Morgan Freeman e un cameo stitico di Micheal Caine, Now you see me parte da un presupposto interessante, per quanto in parte populista, ovvero la denuncia del sistema bancario, nemesi di ogni sogno florido e causa dei mali economici del nostro tempo. L’economia intangibile dei conti digitali è così associata alla magia, alla fiducia che il pubblico ripone nei confronti del prestigiatore/banchiere, essendone poi diventato vittima illusa e trafugata, un coniglio disperso nel cilindro di uomini cinici e ben vestiti.

In questo film dal ritmo incessante e dalla regia sin troppo volteggiante, i Quattro Cavalieri non sono semplici Robin Hood, non vogliono rendere ricchi i poveri e poveri i ricchi, ma smascherare con sfrontato coraggio un sistema di controllo sul mondo, capace di trasformare la più tangibile e personale delle cose, il danaro, in materia astratta e controllata dal sistema finanziario.

Leterrier cavalca l’onda dei delusi dagli incanti in banca, degli obnubilati dalla possibilità di arricchirsi affidandosi alla magia degli investimenti. Catturato il pubblico e calatosi tra la platea assetata di vendetta, il regista, da buon illusionista, distrae chi guarda e costruisce una crime story che distoglie l’attenzione dall’oggetto della sua più riuscita allegoria.

Passato il mal di testa per le mille rincorse e le ripetitive prese in giro nei confronti del sistema (giustizia e finanza su tutte), viene in mente quando Micheal Caine spiegava che un numero di magia “è composto tra parti o atti”. Now you see me possiede buone premesse è un’ottima svolta, ma è lontano anni luce dal prestigio, incatenato come Houdini nel perverso gioco dell’intrattenimento glitterato.

Giuseppe Grossi

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