Lost in space

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La navicella spaziale Enterprise continua nella sua esplorazione dell’universo, alle prese con popolazioni aliene da proteggere e il perenne scontro interno tra l’istintivo Capitano Kirk e il razionale vulcaniano Spock. Mentre nello spazio si lavora per l’equilibrio tre etnie, sulla Terra i centri nevralgici della Flotta Spaziale vengono attaccati dal glaciale John Harrison, un terrorista spietato, ex membro della Federazione, ora alla ricerca di vendetta e sterminio globale.

Dopo Mission: Impossible 3 e Star Trek, J.J. Abrams si cimenta ancora in un’ operazione di tele trasporto, traducendo su grande schermo prodotti nati in televisione nel suo stesso anno di nascita (1966), non certo una coincidenza per chi crede così tanto nel Destino. Into Darkness conferma la bontà del Fato e del connubio tra il regista nerd e gli altri mondi della fantascienza, grazie ad un film corposo che supera in profondità narrativa e in spettacolarità il precedente Star Trek (2009).

Tra battute ad effetto e una sceneggiatura variegata, il racconto procede all’insegna della diplomazia. Così come la Enterprise è impegnata a mantenere la convivenza tra popoli, J.J. Abrams ed equipaggio riescono a dosare con maestria diverse peculiarità di genere, dalle peripezie tipiche del cinema d’avventura spaziale all’umorismo (auto)ironico tra personaggi ben caratterizzati, sino a derive sentimentali sinceramente toccanti. La coesistenza di questi elementi confeziona un ineccepibile prodotto di intrattenimento che rivolge il suo sguardo non solo agli storici trekker, ma ammicca anche ai neofiti della serie.

Nonostante un antagonista favorito più dal carisma di Cumberbatch, che dalla scrittura del suo personaggio, Into Darkness conferma che il contesto fantascientifico è solo un pretesto in cui inserire l’azione, ma mai un mondo da raccontare nei suoi dettagli culturali. Lo spazio di Abrams non è mai una Terra di Mezzo da descrivere con parsimonia di particolari (come dovrà fare con il settimo Star Wars), ma una sovrastruttura scenica dove inserire temi a lui cari da anni.

Se i generi del cinema si mescolano e confondono, il messaggio di Into Darkness riprende la storica passione di Abrams per le dicotomie. Come in Lost emergono sia lo scontro tra fede nei sentimenti e fredda dedizione alla logica che il difficile rapporto con la paternità, spesso mancata, perduta, difficile da riproporre. Kirk e Spock, per quanto orfani, sublimano i loro lutti nella grande famiglia dell’equipaggio, massimo emblema della collettività e del gioco di squadra che tanto piace al cinema americano.

Il dodicesimo film tratto dall’universo narrativo di Star Trek consacra Abrams a regista abile nel riprendere sia il dettaglio intimo che l’epica dell’azione nel suo costante incedere; nuovo capitano che si siede sulla poltrona del cinema d’intrattenimento, compagno di plancia dei grandi maestri come Spielberg, Lucas e Jackson, costruttori di mondi, spazi dell’immaginazione che orbitano intorno al pianeta dello spettacolo e al satellite dell’ emozione.

Giuseppe Grossi

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