Io sarò leggenda

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Gli esseri umani hanno reso inospitale la Terra, distrutta tra fumi industriali e fiumi in piena. Un grande esodo ha portato tutti gli uomini su Nova Prime, pianeta abitato da creature aliene cieche, ma capaci di intercettare i feromoni prodotti dalla paura degli individui. Per poter sopravvivere alcuni uomini valorosi, i ranger, hanno imparato a non provare alcuna emozione, a rendersi così invisibili agli alieni, ma anche al cuore dei loro cari. Così come Kitai, figlio del grande generale Raige, col quale non riesce ad instaurare un rapporto diverso da quello istruttore/matricola. I due saranno costretti a parlarsi, ascoltarsi, capirsi dopo un naufragio sulla Terra, unici superstiti obbligati a convivere con l’istintiva fauna di un pianeta selvaggio.

Dopo Io sono Leggenda, Will Smith torna ad essere l’unico uomo sulla Terra, stavolta accompagnato non da un cane, ma dal suo fedele figliolo che non supera in espressività e carisma il pastore tedesco. After Earth parte da un presupposto interessante, in cui un rapporto incompiuto tra padre e figlio scende a patti con la necessità di un avvicinamento e di un confronto a distanza, con il padre immobile guida ed il figlio libero di muoversi, farsi dirigere e poi trovare la sua strada. Lo spunto pieno di appigli metaforici però decade in una struttura narrativa rigida e freddissima, suddivisa in livelli di difficoltà crescente come fossimo davanti ad un videogame, con tanto di boss fight finale.

Jade Smith è l’avatar, papà Will il player, ma il pubblico non gioca e non trova gusto nella visione, in un film né avvincente, né emozionante, immerso in un’accozzaglia di effetti speciali posticci e affidato ad un solo tema interessante, la gestione della paura, poi disperso in un racconto sterile. Tematica cara a Shyamalan, in passato molto abile a mettere in scena la fobia nella sua accezione astratta e inconsistente. The Village, Signs, E venne il giorno sono  film basati sull’inconsistenza dei timori, opere costruite sull’ansia dell’invisibile. In After Earth invece, l’ex prodigio ormai in crisi d’ispirazione, concretizza ogni declinazione della paura (nei ricordi, nei mostri, nel pericolo effettivo) cadendo nell’inganno della rappresentazione troppo manifesta e scontata.

Il cinema post apocalittico mainstream qui dimostra tutta la sua stanchezza; sta come Will Smith seduto a godersi lo spettacolo delle proprie creature, cercando di rattoppare qua e là le falle di sceneggiature deboli. Senza mai trovare neanche nella bellezza della natura un motivo valido per sorprendere per lo meno gli occhi del pubblico, Shyamalan ruba a Christopher Nolan la scena della scalata come emblema del superamento dei propri spauracchi e tenta di sollevare le sorti con citazioni di racconti epici e allegorici (Moby Dick) che non riesce qui ad emulare. L’unico simbolo vero (e ruffiano) è una sorta di aquila, icona degli U.S.A., che si sacrifica con altruismo.

In After Earth l’apocalisse è nelle intenzioni. La paura del flop è reale, soprattutto perché Jaden Smith è una scelta.

Giuseppe Grossi

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