Cogito, ferro, sum

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È passato un anno da quando un minaccioso squarcio spaziotemporale alieno si è chiuso su New York. Eppure dentro l’anima traumatizzata di Tony Stark c’è ancora una crepa enorme. Come si può tornare alla normalità dopo aver interagito con alieni e semidei? Alle prese con questa sindrome post-traumatica, il genio, miliardario, (ex)playboy filantropo deve tornare ad una realtà che chiama il ritorno di Iron Man. C’è un terrorista, il teatrale Mandarino, che intende punire gli Stati Uniti per la loro presunta superiorità e Iron Man per la sua spavalderia, schiacciandoli come un biscotto della fortuna.

Iron Man 3 è il film che più di tutti risponde al carattere ludico di un protagonista divertente anche quando preda di attacchi di panico e tormenti. Il tono del terzo capitolo della saga sdrammatizza di continuo l’enfasi epica (ben caricata nella prima parte) spezzando di continuo il ritmo con gag sempre riuscite e battute divertenti. L’effetto comico è volutamente inserito nei momenti di massima tensione eroica, con una comicità citazionista popolare (da Downtown Abbey a Dora l’esploratrice) a sorvolare tutto il film. Scelta coraggiosa, in parte rischiosa, che tradisce le aspettative di un film dark e per questo sorprende. Iron Man 3 calca la mano sull’aspetto esilarante dell’opera, caratteristica godibile ed efficace nell’immediato e meno memorabile a lungo termine.

Il registro della commedia è così predominante da rendere ogni altro tema trattato secondario, se non superfluo. Come un tiepido ragionamento sugli effetti alteranti e demistificatori dell’industria dello spettacolo che si mescola con quella del terrore e un accenno alle derive dell’invidia e della disperazione in tempi sovrastati dalla competizione. Con nota patriottica in leggero sottofondo.

Shane Black firma una pellicola volutamente sbilanciata verso la commedia, rispolverando tutta l’arte dialettica esasperata nel suo Arma Letale e mettendola al servizio di un’armatura fatale, eppure mai così co-protagonista. Spesso vuota o mossa da altri, la veste dell’eroe si dimostra un semplice involucro. Il vero Iron Man è là fuori, è carne e ossa, è in quell’uomo capace finalmente di amare qualcun altro più di se stesso e di condividere il suo genio e la sua passione con chiunque. Le democrazia del sapere è il suo superpotere.

La personalità carismatica di Stark si dimostra cosi piacevolmente ingombrante da superare in importanza e in empatia qualsiasi cosa gli accada intorno o succeda nel mondo.Il pubblico gusta le gesta di un personaggio unico nel panorama supereroico, uomo col dono dell’ironia e col pregio dell’autostima. Non ci sono mai veri tentennamenti, Tony Stark sa da dove viene, dove vuole andare e con chi farlo. Lo ha capito in un film che come lui sfiora il cuore e punta dritto al cervello. Un eroe la cui filosofia di vita e il cui cogito sono una perfetta invenzione che ibrida sentimento e ragione, tecnologia e amore, ovvero tutto quello che ci fa sentire supereroi, con o senza armature.

Giuseppe Grossi

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