Flight Club

Immagine

Una pista di troppo e una del tutto imprevista. Il pilota Whip Whitaker  si concede l’ennesima notte di eccessi. Vertigini cocainomani, poco sonno e tanto alcool. Un bagaglio pesante da portare a bordo di un volo qualsiasi eppure capace di cambiare la sua vita e di finirne tante altre. Il suo aereo precipita costringendolo ad un atterraggio di miracolo più che di fortuna. La scatola nera contiene le tracce del suo innegabile talento, ma anche quelle alcoliche del suo terribile vizio. Ha così inizio una martellante ricerca di una verità interiore oltre che giudiziaria.

Dopo il naufragio Cast Away, Robert Zemeckis ritorna a raffigurare la catastrofe come punto di partenza necessario per una profonda ricostruzione dell’Io. Tra i detriti della tragedia si cercano pezzi sparsi di un’umanità data per dispersa.

Flight è un film dedicato ai sopravvissuti. Non a quelli del volo, ma coloro che ogni giorno sopravvivono a se stessi, alle proprie profonde contraddizioni, all’ autolesionismo costante di chi è sempre sull’orlo del precipizio. Una spietata rappresentazione della solitudine di chi ingurgita o inietta liquidi e aspira polvere pur di non espellere lacrime o parole.

Denzel Washington dà corpo e pesantezza ad un perfetto anti eroe con sensi di colpa più grandi del disastro vissuto in cabina. Incarnazione grigia di un uomo che non sopportando se stesso non è in grado di supportare nessuno. Un fallito che sente il disagio di un eroismo che non sente appartenergli. Lui non chiede aiuto, non lancia SOS perché non vuole essere salvato. Non ha paura della vergogna pubblica perché non ha pudore della sua dignità in panne. Con il sistema legislativo che lo circonda non tanto diverso da lui.

Alternando con maestria un penoso realismo e un piano allegorico, Zemeckis racconta la dipendenza in termini di lotta estenuante con il proprio ego prima che con gli altri, mettendo il suo film nelle mani di un personaggio che paradossalmente è obbligato alla responsabilità e dalle cui mani dipendono molte vite.

Flight è un’opera secca e amara, ben costruita nel ritmo e nell’empatia con il suo protagonista contraddittorio. Un pugno in p(l)ancia che fa eco nelle coscienze dei passeggeri in sala.

Del poetico e leggiadro volo della piuma di Forrest Gump questa discesa negli inferi potrebbe rivederne il motto. “La vita è come un frigo bar pieno di mini drink. Non sai mai quello che ci si uccide”.

Giuseppe Grossi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: