Nel tempo e nello strazio

Immagine

Sei storie scritte da sei mani. Dal 1839 al 2321. Da Edimburgo ad un mondo resettato nei costumi e nella lingua, passando per San Francisco e una Nuova Seul tremenda e distopica. Un giovane borghese in lotta contro i pregiudizi del suo tempo, un compositore libertino costretto a lottare per accettarsi, un’ambientalista impegnata nella verità, un anziano editore senza affetti, una giovane dedita alla riscoperta del senso della vita in un mondo massificato, un indigeno di un futuro primitivo alle prese con la paura e il fascino del nuovo e dello sconosciuto. Cloud Atlas è un atlante immenso senza segnalibro, che si sfoglia senza la razionalità della logica, ma si apre grazie all’impeto delle passioni più intime.

Pieno di tempo e di spazio, in cui diversi frammenti di storia si sovraccaricano di significato e fungono da pretesto per raccontare qualcosa di più grande. Un film che attraversa la Storia attraverso storie umane alle ricerca di senso e dissenso nella vita. L’opera di fantasofia dei tre registi scatena la non accettazione dei dogmi, delle sovrastrutture (come la sua messa in scena sconnessa), dei vincoli che violentano l’espressione dell’essere umano. È un inno alla vita e alla suo più naturale e necessario veicolo : la libertà. È questo il destino comune che attraversa sotto forma di scia di stella cometa tutti i vissuti dei protagonisti. Liberarsi dalla costrizione fisica, dalla paura di cambiare, amare, vivere, imporre la propria diversità come valore supremo. Gli altri sono un parametro inevitabile del nostro esistere. In Cloud Atlas tutto è connesso e tutto è concesso, ad un film che risente del caos di sei mani che suonano lo stesso piano.

Se il contenuto è così potente, così denso di epopea umana, la forma, forse perché intesa negativamente come vincolo, è debole. Cloud Atlas è un film non omogeno che assomiglia ad una radio impazzita in cui si ascoltano sprazzi di musica e con la quale è difficile sintonizzarsi. Certamente ambizioso, per alcuni pretenzioso, è un film narrativamente non perfetto, volutamente difficile, ma non compiaciuto di esserlo.

Delle sei storie alcune risultano troppo grottesche (l’anziano e il futuro dalla lingua stramba), una troppo piatta (l’ambientalista), mentre quelle dei giovani Frobisher e Sonmi-451 riescono ad evidenziare il meglio sull’atlante. Due storie di liberazione e catarsi. Da una parte come territorio ideale per sublimare il proprio malessere, dall’altra la lotta in un mondo disumano, globalizzato nella crudeltà e nello strazio, in cui il corpo è solo un mezzo e mai un fine. Con molti richiami alla schiavitù dei sentimenti e alla visione pessimista della tecnologia di Matrix (citato in un bagno), la storia di Sonmi racchiude la morale del film. La semplice consapevolezza dei sentimenti rende liberi.

Cloud Atlas non è destinato a lasciare indifferenti, ma condannato a dividere. La noia si mischierà con la sorpresa, lo sconcerto con la sensibilità di chi non solo guarda, ma tocca le corde del proprio io assieme a quelle di un pianoforte e di un cuore che batte.

Giuseppe Grossi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: