Valori U.S.A. e getta

Politica ed etimologia hanno una cosa in comune: l’importanza fondamentale delle parole. Ecco perché la parola “partito” racchiude nella sua radice un grande senso di fallibilità. Come può una “parte” (e manteniamo pure l’accezione teatrale da messa in scena) farsi portatrice di valori assoluti? Una contraddizione in termini. E senza mezzi termini Le Idi di Marzo ci porta nell’affollata campagna elettorale statunitense in cui il candidato democratico Morris (un George Clooney mascherato di implosione) viene sostenuto da un brillante addetto stampa (il poliedrico Ryan Gosling) tra giochi diplomatici, tradimenti a portata di penna e scandali da prima pagina.

Il giovane Meyers oltre al carisma e al fascino sfoggia anche doti comunicative, ma non pensa solo ad imbellettare la forma perchè bada al contenuto; la sua passione e la sua fede nella causa partoriscono anche idee concrete, proposte civili, senso etico. Ma lo svilimento dell’etica, l’etichetta, nel mondo delle giacche blu è facile da trovare così come la disillusione

Con immagini emblematiche e dialoghi serrati e mai banali, George Clooney evita di parlarci dei faccia a faccia da palcoscenico televisivo (il suo avversario non ci verrà mai presentato) e si dedica alle spalle di chi regge il gioco al massacro di un mondo balordo, al dietro le quinte in cui ognuno è “votato” al proprio interesse. Il singolo supera il collettivo, il valore si scontra con il reale e l’ideale rimane tale.

L’amarezza de Le Idi di Marzo si fa profonda e radicata proprio perché riesce ad evadere dal discorso puramente politico, ma si fa sociale, quasi antropologico, ricadendo nella fallibilità dell’uomo di fronte ai valori in cui può solo credere, ma non vivere. Il nemico vero non è lo sfidante, ma qualsiasi altro individuo, anche il più fidato, pronto a pugnalare qualsiasi speranza.

Così il fallimento e la frustrazione guadagnano punti anche negli animi più appassionati e lo sguardo finale di Gosling racchiude il cambio di prospettiva della gioventù delusa e provata dallo squallore. Uno sguardo in cui ogni entusiasmo è assente, perduto, partito.

 

Giuseppe Grossi

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