Il senso della via

Per percorrere una strada nella vita qualcuno deve pur segnarci la via, un percorso, inserire qua e là qualche indicazione. Senza quelle si vive di tappe, fugaci, momentanee, frammentate.  E crescere diventa più  difficile perché il percorso nasce incompiuto.

È così la vi(t)a per l’ex rock star Cheyenne, uomo che dietro una maschera di insicurezza cela un animo nobile, ingenuo come quella di un bambino ancora capace di meravigliarsi della bellezza che il mondo nasconde anche nei posti più improbabili. Ormai fuori dalle scene, si ritira in un esilio alienante abitato da abitudini, rimpianti, paure.

L’idea di un futuro suona come una nota stonata, una chitarra senza corde. Il timore diventa una sabbia mobile che anestetizza vite che si piangono addosso. Per cambiare bisogna mettersi in moto, affrontando i propri fantasmi. Per Cheyenne lo stimolo sarà la morte di un padre con il quale c’è sempre stato conflitto. Il fine è quello di vendicare la sua vita passata in campo di sterminio nazista.

È con questa spinta che inizia il film on the road di Paolo Sorrentino che spazia negli sconfinati territori statunitensi in cui Cheyenne si muove come un puntino nero in uno spazio che sembra infinito. This must be the place non racconta una Storia, ma è attraversato da tante storie. Non c’è una viale principale, ma tante strade che arricchiscono il percorso di una vita. Evitando il rischio di fare del suo personaggio un fantoccio, con Cheyenne, Sean Penn (assonanza volontaria?) ci regala una persona sensibile, affamata di altro e di altri, che si arricchisce della sua povertà e che in fondo, molto semplicemente ha solo bisogno di capire da dove viene per capire dove andare. Per crescere. Finalmente.

Attraverso una regia maniacale e un registro ironico e tragico; epico ma allo stesso tempo intriso di semplice realtà, This must be the place parla di sfumature di vita. Del bello e del brutto che può convivere in ognuno. Perché alla fine, al di là di qualsiasi viaggio, di qualsiasi strada, non c’è posto più bello, giusto e scomodo da visitare di noi stessi.

Giuseppe Grossi

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