Primati da Guinness

Cosa intendiamo per evoluzione della specie? Migliorie nell’aspetto estetico, un presunto perfezionamento cognitivo. Cos’altro?  Forse soprattutto la capacità di intervenire sulla natura con invadente onnipotenza.

Sono queste le questioni etiche sollevate da L’alba del pianeta delle scimmie, film che inverte la storia classica e stavolta ci parla della solitudine di uno scimpanzé superintelligente, Cesare, costretto a vivere tra gli esseri umani, in bilico tra cattività e cattiverie.

Will Rodman è un ricercatore impegnato (causa padre malato) nella lotta all’Alzheimer. Nel laboratorio in cui lavora le scimmie sono solo cavie, oggetti da gonfiare di iniezioni per imbottire portafogli. Fino a quando il piccolo Cesare, gli chiede aiuto con una dolcezza di cui non solo gli uomini solo capaci. Se la malattia porta a perdere la memoria e a dimenticare il volto dei cari, Cesare fungerà da cura più di qualsiasi virus. Grazie a lui tutti si ricorderanno il valore del rispetto, della protezione e del legame indissolubile tra esseri viventi.

Vivente, ma a volte non pensante nonostante il dono della parola, l’uomo si dimostrerà quanto mai impacciato nella gestione dell’istinto animale, una forza primordiale che non si può contenere dietro una finestra. Come nelle più classiche delle storie alla Frankenstein e dei racconti come L’Emile di Rousseau, anche qui l’inserimento di un animo puro in un contesto sociale ostile e violento darà inizio al tramonto di un essere e all’alba di nuove prospettive animalesche.

Tecnicamente ineccepibile e ben diretto, L’alba del pianeta delle scimmie offre ottimo intrattenimento senza disdegnare momenti di riflessioni quasi filosofiche, interrogandosi sul significato della libertà, della lealtà e della tolleranza tra simili. E tra le tante storie di amore raccontate, quella tra lo scienziato (Franco) e la veterinaria (Pinto) è quella di cui si può fare a meno.

Piccolo romanzo di formazione in cui il protagonista non cerca altro che il proprio posto mel mondo, il film di Wyatt , tra virus che si dilagano e sentimenti che si sprecano, ci mostra i due lati della parola “affetto”.

Giuseppe Grossi

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