A Beautiful Round

Micky e Dicky. Nomi che si confondono, vite che si intrecciano. Stessa madre, ma padri diversi, stessa passione per la boxe, ma atteggiamenti opposti.  Dicky ex pugile di quaranta anni, vive sopra le righe, nei deliri di vittorie passate da ormai troppo tempo. Lontano dai riflettori si rifugia nell’estasi della droga mantenendo un disperato legame col ring. Così decide di allenare il suo  fratellastro minore Micky, persona umile, uomo discreto, oppresso dall’ombra del suo coach e dalle pressioni di un mondo che in fondo non gli appartiene, ma è costretto a vivere. Dietro ai due agisce la Famiglia, madre in primis, vera e propria burattinaia dalla quale è difficile svincolarsi nel bene e nel male.

Tratto da una storia vera, The Fighter è un film emozionante e sincero, che sa di già visto, ma non di già sentito. Perché l’opera di O. Russell si fa sentire come un pugno nello stomaco calcando la mano sui valori contrastanti che caratterizzano la vita di ognuno di noi. L’importanza dei legami con la Famiglia, imprescindibili anche quando dannosi e la voglia naturale di crearsi un percorso autonomo ed indipendente. Originale nel mostrare quanto le donne possano essere pesi massimi in uno sport tutto al maschile, The Fighter fa capire che tra le corde del ring, il cordone ombelicale rimane sempre quello più determinante. Perche in fondo ogni angolo è composto da due lati che per Mickey sono le sue radici e i suoi rami. L’albero domestico produce frutti amari, ma nella boxe ci si abitua ad ingoiare persino il proprio sangue e quando si sale sul ring fuoriesce tutta la rabbia per la propria esistenza bastarda.

The Fighter ci dice che la “boxe è uno sport simile agli scacchi”, fatto di bianco e molto nero, in cui ogni pedina è fondamentale per combattere ogni avversario, dentro ed intorno all’atleta. Ma se il film riesce a commuovere con scene degne di grande cinema,  lo deve soprattutto ai suoi interpreti, tutti perfettamente calzati nel ruolo come in un guanto. Su tutti un impressionante Christian Bale (Dicky) capace di giocare anche con un solo sguardo sul sottile equilibrio tra l’allucinato e l’allucinante presa di coscienza dei propri limiti, interpretando un uomo costretto a farsi da parte e dare spazio a chi fa parte del suo sangue molto più di qualsiasi droga. Mai ruolo fu più adatto alla definizione di (non) protagonista.

Giuseppe Grossi

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