Precious Woman

 

 Preziosa: aggettivo, femminile, singolare. Si spiega attraverso queste tre tappe la drammatica storia di Clareece “Precious” Jones, adolescente afroamericana, costantemente umiliata e picchiata da colei che l’ha messa al mondo (inutile chiamarla madre) , incinta per la seconda volta a causa del reiterato incesto di un uomo che avrebbe dovuto essere suo padre. Così anche “obesa”, “bulimica” e “analfabeta” sono aggettivi che quasi passano in secondo piano. La storia di Precious è tratta da un romanzo e dalle briciole di una vita nera che si alterna tra la lercia oscurità di un’abitazione fetida che non è mai stata casa e la luce del mondo di fuori, difficile, ma vero, a cui Precious si attacca con tutta la sua forza, inadatta ma non sconfitta, messa da parte, ma non rassegnata. Storia al femminile e al singolare appunto, di una donna sola che necessità di trovare qualcosa nel suo nulla.

Precious è un film che riesce a trattare con un inaspettato tocco di leggerezza tematiche strazianti ed inumane come la violenza fisica e psicologia, scandendo con leggiadra pesantezza i lenti passi verso l’indipendenza di una ragazza che è nata con una sola colpa: la voglia di vivere. I suoi sogni non nascono da smielate aspirazioni di un futuro migliore, ma come evasione verso una vita diversa, il sogno è la dimensione del desiderio che si infrange in una realtà balorda. Precious sogna perché la vita è un incubo e lotterà con tutta la sua forza per uscire dalla fossa in cui è nata. Istruirsi, ri-nascere come persona, sentirsi amata, trovare un calore finora sconosciuto ed essere mamma e non semplice origine.

Grazie ad un cast in perfetto equilibrio tra ruvidità e dolcezza, al limite della verosimiglianza da documentario, il regista Lee Daniels confeziona un’opera capace di affrontare il dramma per quello che è, senza sottolineare gesti e situazioni che si definiscono da sole, senza che la macchina da presa diventi invadente, indiscreta, compassionevole.

Il film è come Precious (non a caso sono omonimi), non conosce vanità nè picchi narcisistici. Il sogno non è quello di cambiare, ma di accettarsi, di evadere, ma senza  immaginarsi diversa da quella che è, ma solo da chi la circonda. Lo sguardo e la postura scimmiesca di Precious impongono uno spirito libero quasi animalesco, un istinto vitale più violento di qualsiasi stupro.  E soltanto così con un colpo di reni degno di una bella donna agile Precious, persona (e mai personaggio) al quale ci si affeziona come ad una figlia, potrà capire per la prima volta che le mani sanno tenere strette altre mani avvicinandosi così alla natura pura di ogni donna: essere mamma, sostantivo, femminile, plurale.

                                                                                                                                                                                                                                                                     Giuseppe Grossi

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